MODENA

MoRe Impresa Festival

13-14 dicembre 2019

DSC09240-1200x800.jpg

Voglia di innovare e partecipare. È stato anche questo MoRe Hack, il primo hackathon rivolto ai giovani studenti della provincia di Modena e Reggio Emilia per offrire nuovi spunti ed idee alle imprese e al piccolo commercio.

I vincitori

A vincere, un progetto volto al rilancio economico del centro storico.
La giuria, composta da imprenditori e funzionari Lapam oltre che dal Pro Rettore di Unimore, il professor Gianluca Marchi e da Marcella Gubitosa cofondatrice di Stars & Cows, ha infatti premiato tra i sei gruppi di under 35 partecipanti ‘Famar’, gruppo composto da Matteo Righi, Alessandra Caresani, Sergiu Dumbrava, Andrea Pradelli e Franco Pradelli, che ha elaborato un progetto basato su una app chiamata Rientro. L’idea è di promuovere il risparmio per gli acquisti nei negozi del centro storico con sistemi di incentivi, cashback e tramite il meccanismo del passaparola e del feedback, supportando l’impresa. Il team di Rientro, attraverso l’utilizzo dell’app, raccoglie inoltre dati statistici utili alla profilazione dei clienti e degli esercenti, fungendo da generatore di informazioni per enti pubblici, cittadini e privati.

Ma, in parole povere, cosa hanno fatto i circa 40 partecipanti all’hackaton Lapam?
I ragazzi, per la maggior parte studenti Unimore, hanno avuto 12 ore di tempo in due giorni durante le quali tra brainstorming e caffe, hanno sviluppato idee e creato presentazioni da esporre alla giuria. Due i temi: il rilancio del centro storico, appunto, e il networking tra imprese.

L’idea

L’hackathon è infatti un format diffuso negli Stati Uniti e che sta prendendo sempre più piede anche in Italia dove ragazzi e studenti suddivisi in gruppi si sfidano rispondendo a uno o più temi con progetti e idee.

La giuria sui è basata su quattro criteri: utilità e valore del progetto; attinenza agli obiettivi proposti; creatività, sostenibilità e innovatività; chiarezza e completezza della presentazione.

Il segretario Lapam, Carlo Alberto Rossi, chiosa: “Oggi gli hackathon possono essere non soltanto un driver per l’innovazione ma anche un’esperienza altamente formativa per i ragazzi, permettono infatti di allenare le soft skills, sempre più richieste nel mondo del lavoro. Queste competenze consistono nel saper comunicare in modo efficace, lavorare in team oltre che rispondere positivamente allo stress. La scommessa di realizzare un hackaton durante il MoRe Impresa Festival e dar modo ai giovani di esprimere idee e creatività, si è rivelata vincente”.

Design-thinking-1200x675.jpg

Non sono d’accordo, con lo status quo. Non sono d’accordo, con chi rimane a guardare. Non sono d’accordo, con chi pensa di fare tutto da solo. Non sono d’accordo, con chi ha paura di mettersi in gioco. Non sono d’accordo, con chi sta seduto sul divano e non viene a More Impresa Festival a capire come fare a migliorare il nostro paese.

“Eureka!” ha gridato Archimede quando è entrato nella vasca da bagno e ha scoperto che l’acqua si era alzata. Archimede aveva capito che in questo modo si può riuscire a misurare precisamente il volume di qualsiasi oggetto. Si narra che per la gioia di condividere questa scoperta si mise a correre nudo per le strade di Siracusa.

Questo aneddoto ci insegna che dobbiamo essere sempre all’erta perché la scoperta può avvenire in qualsiasi momento e che la scoperta non ha valore se non è condivisa. Ora qualcuno potrebbe pensare alle ragioni per cui Archimede, che aveva fatto centinaia di bagni prima di quello in cui ha fatto quella scoperta, abbia creato quella nuova connessione proprio in quel momento. In realtà questa è una domanda a cui non avremo mai risposta, quello che sappiamo è che Eureka significa “ho trovato” perché Archimede era costantemente alla ricerca di problemi che non erano ancora stati risolti.

Il Design Thinking ci insegna come fare a capire in profondità i problemi da affrontare attraverso la ricerca, l’osservazione della realtà e la comprensione profonda dei bisogni dell’uomo e trovare le soluzioni tramite prototipi che ci consentano di apprendere rapidamente ciò che funziona rispetto a quanto abbiamo realizzato.

La lingua dell’innovazione

Questo processo, che parte dallo stupore di riconoscere e accettare una questione che ad un certo punto ci viene posta davanti (che è l’etimologia della parola problema, dal greco PRO avanti e BLEMA getto, colpo), unisce molteplici prospettive per comprenderla appieno e trova una soluzione che genera valore per le persone, è considerato la lingua dell’innovazione.

Se sei un imprenditore, un creativo, un innovatore o semplicemente stai cercando un modo per cambiare le cose allora il Design Thinking fa per te. Ti insegna a mettere in dubbio lo status quo, a considerare più informazioni, a formare un gruppo di lavoro integrando le diverse prospettive e a ingaggiarlo nella sfida che l’innovazione ci pone.

L’Italia è un paese ricco di tradizioni, ma se la tradizione è un’innovazione che ha avuto successo, allora è un paese che è ricco di persone che innovano. Se sei un imprenditore, un creativo, un innovatore o anche tu pensi fuori dal coro, ci vediamo sabato alle 10 al More Impresa Festival!

Matteo Vignoli
Ricercatore in Ingegneria Gestionale presso l’Università di Bologna e l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia

BMC-image-1200x815.png

Il Business Model Canvas (BMC) è uno strumento progettato circa 10 anni fa da Alexander Osterwalder e Yves Pigneur ed è uno dei tool più utilizzati nell’ambito della consulenza strategica.
Il nome del BMC ne descrive efficacemente l’idea di fondo; infatti se la parola “tela” è la traduzione letterale del termine inglese “canvas” e richiama l’immagine del pittore che dipinge un quadro, il BMC è lo strumento su cui l’imprenditore raffigura la logica alla base delle attività svolte dalla propria impresa. Partendo da questa riflessione quindi, lo strumento acquisisce una funzione chiara e precisa che nell’ultimo decennio anni ha portato imprenditori, startup e consulenti ad utilizzarlo come principale ausilio alla presentazione dei rispettivi progetti d’impresa.

A differenza di strumenti tradizionali utilizzati per lo stesso scopo come ad esempio il business plan, la cui preparazione richiede un lavoro di dettaglio che spesso lo rende obsoleto prima ancora di essere stato completato, il Business Model Canvas facilita la rapida condivisione di visioni diverse riguardo gli aspetti più importanti (identificati dalle 9 “stanze” che compongono lo strumento) che caratterizzano l’operare di un’azienda e consente di visualizzare tali aspetti all’interno di un unico foglio.

Una visione di insieme immediata

Le caratteristiche che hanno reso questo strumento tanto famoso e utilizzato sono da ricercarsi nella sua capacità di mettere in risalto gli aspetti più importanti che caratterizzano un’iniziativa imprenditoriale mantenendo però una visione d’insieme sul progetto che si va a raffigurare.

Da un lato infatti il BMC consente di analizzare il mercato e le dinamiche che legano i prodotti servizi di un’azienda ai bisogni dei suoi clienti, dall’altro invece consente di approfondire le dinamiche aziendali legate alla realizzazione di tali prodotti e servizi.

Vien da sé che l’utilizzo di questo strumento non è scontato e il fatto che la semplicità sia una delle caratteristiche più importanti che il BMC si porta dietro fa comprendere come la sua corretta applicazione sia più complicata di quanto non ci si aspetti. D’altra parte, questa tela può essere una grande risorsa per ogni azienda, a prescindere dal settore in cui essa opera, che voglia implementare nuove strategie, accedere a nuovi mercati e realizzare nuovi prodotti e servizi. Inoltre, la fase di grandi cambiamenti portati dall’Industria 4.0 fornisce una ulteriore opportunità per gli imprenditori che vogliono capire come l’introduzione delle tecnologie digitali può incidere sulle attività e sulla struttura delle loro aziende.

Per queste ragioni e per tante altre che scoprirete venerdì 13 dicembre, vi invitiamo a partecipare al workshop “Disegnare il proprio business. Usare il Business model canvas per fare impresa” tenuto da Leonello Trivelli che vi guiderà tra le stanze del Business Model Canvas sulla base della sua esperienza di ricercatore, consulente e imprenditore all’interno di Declar l’agenzia di comunicazione e marketing di cui è socio fondatore.

accademia_2.jpg

L’Accademia Nazionale di Scienze, Lettere e Arti di Modena, la sede della maggior parte degli eventi del festival, è un luogo poco conosciuto ai più, ma ricco di fascino e dalla storia antica. Tra i suoi soci (tutti rintracciabili sul sito dell’ente) figurano nomi del calibro di Ludovico Antonio Muratori, Giosuè Carducci, Alessandro Manzoni, Giuseppe Verdi e più recentemente il maestro Riccardo Muti.
Riprendiamo alcuni dei suoi passaggi dal sito dell’ente:

“Nata dalla richiesta dei cittadini di Modena, che si presentarono agli inizi del 1600 ai conservatori del Comune per richiedere che nella città fosse restituita l’Università e istituita un’Accademia, rappresenta la continuazione dell’antica Accademia dei Dissonanti.

Al primo progetto, intorno al 1680, si dice ad opera di un sacerdote della Congregazione della Beata Vergine e di S. Carlo, il teologo don Dario Sangiovanni, seguì una concentrazione organizzativa tra il 1681 e il 1683, quando si unirono al Sangiovanni, quali promotori, il marchese Bonifazio Rangoni, il conte Pirro Graziani e il francescano cartesiano Michelangiolo Fardella. Nel 1684-86 iniziò la sua attività […].

Il simbolo e il motto

Prima del 1682 l’Accademia molto probabilmente esisteva con la semplice denominazione di Accademia di Modena. Dopo che aveva iniziato la sua attività, essa discusse nelle riunioni del 21 Febbraio e del 13 Marzo 1684 delle costituzioni e dell’“Impresa” nonché della denominazione. Fra le varie proposte fu presentata anche quella di dotare l’Accademia di un simbolo che rappresentasse l’armonia nella varietà degli accordi. Perciò gli accademici di Modena furono detti ‘Dissonanti’ con il motto “Digerit in numerum dissonantes”, per interpretare l’armonia nella norma.

Nel centro dell’emblema un’aquila sovrasta una corona di alloro e fiancheggia rami di palma e le pende dal collo una cetra: il simbolo ricorda la tutela estense sulla istituzione. L’emblema originario fu poi modificato con l’inserzione delle prerogative ducali, ma quello che appare nella sala delle adunanze dell’Accademia l’antico emblema seicentesco nella forma primitiva.

Il periodo napoleonico

In periodo napoleonico l’attività venne allargata anche alle arti meccaniche.
Personaggi di rango e letterati di lontani paesi richiesero di essere aggregati. Inoltre l’Accademia dei Peloritani di Messina chiese di avviare corrispondenza con l’Accademia di Modena e nel 1728 seguì l’aggregazione fra le due Accademie. Ne fu artefice Ludovico Antonio Muratori. Negli statuti del 1817, 1826, 1841 il nome dell’Ente diviene: “Reale Accademia di Scienze Lettere e Arti”. Il titolo reale sostituisce quello ducale per le prerogative attribuite a Francesco IV d’Este, di Principe reale d’Ungheria e di Boemia, oltre che Duca di Modena. Il carattere statale dell’Ente si conferma con l’avvento del Regno d’Italia, con lo Statuto del 1860, e poi decisamente con gli statuti del 1910 e del 1934. Nella legislazione italiana ebbe costantemente un posto tra le primarie consorelle sottoposte alla disciplina governativa (fra le dieci reali accademie di prima categoria).

Il XX secolo

La Commissione per la riforma dello Statuto ribadì, nel 1910, il carattere statale della Accademia come ente di alta cultura: dalla ispirazione e protezione governativa alla approvazione degli statuti, dal titolo premesso alla denominazione, agli assegni annui sul bilancio dello Stato, dalla procedura per le nomine dei soci che si conclude con decreti statali, all’inserzione dell’elenco degli aggregati nelle pubblicazioni ufficiali, alla inclusione dell’Accademia tra i pubblici stabilimenti alle dipendenze del Ministero della Pubblica Istruzione. Il 5 Marzo 1959, in concomitanza con l’approvazione del nuovo Statuto, all’Accademia di Scienze, Lettere ed Arti di Modena viene attribuito il titolo di Accademia Nazionale di Scienze, Lettere ed Arti, con Decreto del Presidente della Repubblica”.

Per maggiori info, a questo link è possibile accedere al sito dell’ente

 

more-hack-1200x800.jpg

Ancora 20 posti disponibili per la prima edizione dell’hackathon targato Lapam che si terrà nelle due giornate di MoRe Impresa Festival festival.

Innovazione, creatività e condivisione, sono queste le parole chiave che meglio esprimono l’esperienza di un hackathon, una maratona di cervelli dove ragazzi e ragazze si sfidano per cercare di trovare una soluzione ai grandi temi di attualità.

Così nasce MoRe Hack, la prima edizione dell’hackathon organizzato da Lapam Confartigianato Imprese Modena e Reggio Emilia, nell’ambito della due giorni del MoRe Festival del prossimo 13 e 14 dicembre 2019.

I temi di questa prima edizione riguarderanno:

– Il centro storico del futuro: come far sì che il centro storico torni ad essere il punto  nevralgico della vita cittadina, aiutando commercianti e artigiani a innovarsi anche creando sinergia tra fisico e digitale.

– Networking: Un’idea, un sistema o un metodo (digitale o no) per far si che le nostre imprese del territorio riescano a fare networking, conoscersi e avviare nuove collaborazioni B2B.

I  partecipanti, divisi in gruppi da cinque, avranno un giorno e mezzo per sviluppare uno di questi due temi con l’obiettivo di presentare la propria idea alla giuria Lapam e provare a vincere 5 tablet. 

Come partecipare?

L’hackathon è aperto a ragazzi e ragazze in un’età compresa tra i 18 e i  35 anni.
Per iscriversi clicca qui, c’è tempo sino al 20 novembre.

De-Romanis-1200x665.jpg

Ospite di MoRe Impresa Festival, venerdì 13 dicembre, l’economista Veronica De Romanis non ha dubbi, la Legge di Bilancio abbozzata dal governo mette una grossa ipoteca sulle già incerte possibilità di ripresa economica. 

Professoressa De Romanis, dalla marcia indietro sulla cosiddetta “flat tax per le partita iva” ai tentativi – corretti in fretta – di aumentare la cedolare secca, passando per il pasticcio della plastic tax. come giudica sin qui il dibattito parlamentare sulla legge di bilancio per il 2020?

«Mi sembra che si parli solo di tasse in un Paese in cui la pressione fiscale è tra le più alte in Europa. Ciò che fa la manovra è sanare i conti del passato, perché più di due terzi delle risorse della legge di bilancio (23 miliardi su 30 complessivi ndr.), sono destinate a sterilizzare le famose “clausole di salvaguardia”. Poi ci sono tre miliardi destinati all’alleggerimento del cuneo fiscale da luglio 2020, 600 milioni che vanno alle famiglie e poco altro per spese inderogabili. Insomma davvero poco per la crescita».

Facciamo un passo indietro. Cosa sono queste “clausole di salvaguardia” contro l’aumento dell’Iva?

«Provo a spiegarmi. se voglio spendere per finanziare una misura ma non voglio trovare coperture nell’immediato, inserisco in bilancio una clausola che dice: “Le coperture delle misura sono un incremento dell’Iva, ma il mio impegno è quello di evitare questo aumento perché l’anno prossimo troverò una copertura (ossia aumenti di altre tasse, o tagli alle spese) che quest’anno non ho voluto trovare”. Vennero introdotte nel 2011 dal governo Berlusconi ma poi tutti i governi Letta, Renzi fino al Conte 1 ne hanno inserite di nuove. E, se vogliamo dirla tutta, sono un elemento poco trasparente nel nostro bilancio, perché non mostrano una relazione immediata tra quanto lo Stato incassa e quanto spende. Per questo la Commissione europea non le apprezza».

Come sono state disinnescate negli scorsi anni?

«Quasi sempre attraverso maggiore disavanzo, cioè aumentando il debito. Ricordiamo però che il nostro è il secondo debito pubblico in rapporto al pil più elevato in Europa dopo quello greco. quando arriva il momento in cui devono scattare gli aumenti Iva, lo Stato deve trovare enormi coperture – quest’anno sono appunto 23 miliardi – e come le trova? O con aumenti di tasse, o con tagli alla spesa corrente, o facendo nuovo debito. In quest’ultimo modo si sono mossi i governi dal 2011 ad oggi. Con l’eccezione del governo Monti, perché ha aumentato le tasse e del governo Letta, perché ha fatto aumentare l’Iva. Il governo che più di tutti ha messo clausole di salvaguardia è quello Renzi».

Un circolo vizioso che si rinnova di anno in anno dunque…

«Quest’anno vengono disinnescate aumentando il disavanzo. Poi si disinnescano parzialmente per i due anni a venire, ma restano circa 18 miliardi per il 2021 e 25 miliardi per il 2022. Quindi rischiamo seriamente di trovarci nella stessa situazione “Iva sì, Iva no” anche l’anno prossimo e con un Paese che continua a non crescere».

È evidente che alcune decisioni del governo bloccano una vera agenda di politica industriale. In particolare dalle colonne de “il Foglio” lei ha attaccato il reddito di cittadinanza, quota 100 e 80 euro. Perché?

«Lo stesso governo stima che l’impatto della manovra sulla crescita del Pil sarà dello 0,2% (stime aggiornamento documento economia e finanza, settembre 2019 ndr.). davvero troppo poco. Tuttavia non è stata prevista nessuna cancellazione, revisione o modifica delle tre misure bandiera. Soprattutto queste tre misure non incidono sulla vita di chi oggi ha veramente bisogno, giovani e famiglie. Quota 100 manda in pensione i 62enni, per lo più uomini impiegati della pubblica amministrazione. Non avvantaggia certo i giovani, o la staffetta generazionale. Anzi i giovani dovranno pagarne il costo. Sul reddito di cittadinanza poi i dati ci dicono che la maggior parte delle risorse va ai single, quindi non alle famiglie numerose e con serie difficoltà economiche. Aggiungo che non sta generando un ritorno sulle politiche attive del lavoro. Che compito stanno svolgendo i navigator? Infine gli 80 euro vanno a chi già ha un lavoro e quindi – di nuovo – non ai giovani che oggi sono in cerca di un’occupazione. Per concludere i sette miliardi di quota 100, gli altri sette per il reddito di cittadinanza e i 10 per gli 80 euro, generano una spesa di circa 20 miliardi senza un impatto reale sul Pil e senza aiutare chi si trova difficoltà».

E niente taglio al cuneo fiscale, così come richiesto da imprese e associazioni datoriali…

«L’errore è stato politico. Aumentare l’Iva è diventato un tabù. ma spiegare ai cittadini che la rimodulazione di alcune aliquote poteva sanare distorsioni su determinate tipologie di prodotti e contestualmente aiutare a disegnare una manovra pro crescita e un progressivo rientro del debito, sarebbe stato quanto meno necessario. Poi si poteva anche pensare a un piano di lungo termine di spending review volto a ridefinire i perimetri della spesa pubblica e il ruolo dello stato. Capire meglio chi fa cosa e come. Penso al dibattito – ormai dimenticato – sulla privatizzazione delle famose municipalizzate che qualche anno fa dovevano essere ridotte da 9mila a mille e di cui si è persa traccia…».

Più tasse e più controlli dunque. non sembra un programma elettorale vincente per PD e Cinque Stelle…

«La lotta all’evasione è sacrosanta, ovviamente. Ma quando il premier Conte parla di un “Patto con gli italiani” quest’ultimo dovrebbe almeno rispettare il criterio della credibilità. tutte le forze politiche al governo in passato hanno fatto dei condoni; anche i Cinque Stelle. alla luce di questo precedente e con l’aspettativa che prima o poi arriverà un condono, non convinci il cittadino a essere un contribuente  onesto. Aggiungo un secondo punto. I cittadini sono incentivati a pagare tutte le tasse se i proventi della lotta all’evasione vengono poi utilizzati per ridurre la pressione fiscale. Questo non avviene. Gli introiti da lotta all’evasione, circa 4 miliardi, servono per fare cassa e finanziare parte di quei famosi 23 miliardi di clausole . Infine sarebbe utile che un governo che dichiara lotta all’uso del contante e che per l’ennesima volta modifica le soglia di prelievo, fornisse un chiarimento sul reale impatto di questa misura. come di tutte le altre d’altronde».

Il ministro dell’economia Gualtieri aveva dichiarato di voler chiedere alla UE una revisione delle regole fiscali europee, svincolando il conteggio degli investimenti dal “Patto si stabilità e crescita”. Crede ci siano ancora i margini per questa richiesta che – è bene ricordarlo – prevede il consenso di tutti gli stati dell’Unione?

«Lei ha detto benissimo. Modificare le regole significa modificare i trattati e questo non può avvenire senza il comune consenso degli stati. ma questo dibattito è molto italiano. per gli altri governi non è una priorità. Il ministro Gualtieri vorrebbe maggiore flessibilità, ovvero più tempo per diminuire il disavanzo così come previsto da Bruxelles, ma l’Italia ha già goduto di maggiore flessibilità negli anni passati. Ne ha goduto anche il primo governo Conte, ritenuto nemico dell’Europa. Flessibilità significa maggiore tempo per rientrare nei paletti fissati dal fiscal compact, non prestiti o altro. ricordiamoci infine che siamo un’unione monetaria, cioè condividiamo la stessa moneta, ma non siamo un’unione fiscale. Abbiamo una sola moneta, una sola banca centrale, ma 19 ministeri dell’economia che possono decidere la loro politica fiscale in autonomia. questa aspetto, come dimostra il caso Grecia, ha però un impatto su tutti gli stati membri attraverso l’effetto contagio. anche per questo sarebbe bene trovare una strada che concilii crescita e rientro del debito. soprattutto in un momento di generale rallentamento del ciclo economico». 

FB-COVER_Tavola-disegno-1_Tavola-disegno-1.png

Un grande evento all’insegna del lavoro, delle imprese e del saper fare tipico della nostra terra.
Il 13 e 14 dicembre va in scena, nella suggestiva cornice dell’Accademia di Scienze, Lettere e Arti e in altri luoghi significativi della città di Modena, MoRe Impresa Festival, il primo festival organizzato da Lapam Confartigianato Imprese.

Due giorni di seminari, workshop, presentazioni di libri, con alcuni protagonisti del dibattito pubblico, aperti a tutta la cittadinanza. Partners dell’iniziativa il Comune e la Camera di Commercio di Modena, che sponsorizza l’evento, ma anche l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, che ha concesso il suo patrocinio.
Due giorni, costruiti attorno ai settori rappresentati maggiormente dalla nostra associazione, il manifatturiero e il commercio a cui si affiancherà un Hackathon rivolto a giovani under 35 che vorranno mettersi alla prova per sviluppare idee innovative al servizio di imprese e città.
Tra le iniziative da non perdere quella in compagnia dell’economista e direttore scientifico del Festival dell’Economia di Trento, Tito Boeri, presidente dell’INPS dal 2014 al 2019 intervistato dalla giornalista e corrispondente de “Il Sole 24 Ore” per l’Emilia Romagna, Ilaria Vesentini, venerdì 13 dicembre alle ore 19.00 in Camera di Commercio a Modena.

Commercio e artigianato al centro
Durante la due giorni si parlerà anche di artigianato e commercio e delle grandi trasformazioni che stanno interessando questi due comparti, sia sul fronte dell’innovazione di processo e di prodotto, sia su quello delle abitudini dei consumatori, sempre più propensi ad acquistare online e allo stesso tempo sempre più selettivi ed esigenti. Giampaolo Colletti, giornalista ed attento osservatore delle dinamiche che stanno interessando questo mondo ci guiderà insieme a Roberta Giani, direttore della Gazzetta di Modena, in un approfondimento dedicato, offrendo una utile panoramica su quanto sta accadendo nei negozi e nelle attività commerciali oltre confine.
Sul fronte dell’artigianato il professor Stefano Micelli, instancabile animatore di iniziative culturali, saggista vincitore del “Compasso d’oro” e apprezzato interprete di quanto sta accadendo dentro e fuori i laboratori e le officine italiane, presenterà alcuni casi nazionali e internazionali contenuti nel suo ultimo libro “Fare è Innovare. Il nuovo lavoro artigiano” (edizioni il Mulino).

Emilia Romagna, Italia, Europa
Grazie poi ai contributi della professor Franco Mosconi e del condirettore di “QN” Beppe Boni, analizzeremo il “caso Emilia Romagna” e le dinamiche di medio/lungo periodo che stanno trasformando la nostra regione in un eccezionale incubatore di innovazione ed esperienze aziendali in grado di attrarre talenti e imprese.

Non solo Emilia.
Grazie ai dati raccolti da Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio Studi di Confartigianato e all’analisi del professor Giulio Sapelli, raccolti in “Nulla è come prima” (edizioni Guerini e Associati) parleremo anche della situazione delle imprese italiane e delle ripercussioni che globalizzazione e crisi economica hanno avuto sulla spina dorsale del nostro sistema manifatturiero.Ripercussioni che misureremo anche grazie al prezioso contributo di Massimiliano Valerii, direttore generale del Censis e curatore dell’annuale “Rapporto sulla situazione sociale del Paese”. Valerii presenterà durante il festival il suo ultimo libro “La notte di un’epoca” (edizioni Ponte alle Grazie), un’analisi lucida e con inediti spunti filosofici sui cambiamenti che stanno trasformando la società italiana.

Dall’Italia passeremo poi a un contesto più ampio grazie all’evento che vedrà protagonista la professoressa Veronica De Romanis, editorialista de “il Foglio” e docente di Economia Europea. La professoressa De Romanis illustrerà, argomentando con dati e numeri, i reali rapporti che legano Italia ed Europa, commentando i temi di politica economica e di bilancio che interesseranno il Paese nell’anno che verrà.

Più competenti, più competivi
Dal titolo di uno dei workshop che avranno luogo nella due giorni di MoRe Impresa Festival, mutiamo un concetto fondamentale: la formazione per imprese e studenti.
Un tema che approfondiremo grazie al contributo del professor Michele Tiraboschi, docente di Diritto del Lavoro e direttore scientifico di Adapt.
Tiraboschi dialogherà con il professor Costantino Grana, membro di AImage Lab, laboratorio sull’intelligenza artificiale dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia e a Federica Gherardi, coordinatrice di ITS Maker Modena, sul significato della didattica e sul rapporto tra scuola, università e imprese ai tempi di Industria 4.0.

I workshop aperti al pubblico.
Si parte venerdì 13 dicembre con un approfondimento sulle opportunità rivolte alle imprese, finanziate grazie ai contributi del Fondo Sociale Europeo, a cura di FORMart e del suo direttore, Elisabetta Pistocchi per continuare con alcuni tavoli tematici dedicati ad altri strumenti a disposizione delle imprese.
Insieme a Leonello Trivelli, ricercatore dell’Università di Pisa ed esperto sull’uso del Business Model Canvas (BMC), approfondiremo infatti le possibilità che il BMC offre ad aziende e start up nel focalizzare obbiettivi, partner e fattibilità di progetti ed idee.
Sabato 14 dicembre, insieme al professor Matteo Vignoli continueremo con un approfondimento dedicato al Design Thinking e alla creatività aziendale per concludere il ciclo di workshop con un evento dedicato al mondo delle start up, grazie agli interventi di Stefano Grillenzoni di Energy Way, realtà specializzata in analisi dei dati e Luigi Francesco Cerfada, socio fondatore di Zerynth, azienda specializzata nel fornire soluzioni digitali alle imprese metalmeccaniche.

Tutti gli eventi sono gratuiti e aperti al pubblico, sino ad esaurimento posti.